Il modello positivo di Afol Metropolitana su “L’Espresso”

Il modello positivo di Afol Metropolitana su “L’Espresso”

Ecco un estratto dal settimanale L’Espresso del 23 luglio sul modello positivo di Afol Metropolitana

Per fortuna non tutta l’Italia è messa male. Alla periferia est di Milano, zona Giambellino, c’è la sede centrale di uno dei centri per l’impiego più virtuosi. Si chiama Afol Metropolitana e vanta numeri da record: il 23 per cento degli utenti riesce a trovare un nuovo impiego, mentre la media nazionale è ferma all’1,5 per cento. Al primo piano troviamo una decina di operatori impegnati a far firmare patti di servizio. Al secondo piano c’è l’incarnazione di ciò che dovrebbero essere le politiche attive.

Pina e Ilir, entrambi classe ’54, stanno dialogando seduti a una scrivania. Lei è un’orientatrice, lui un ingegnere italo-albanese rimasto senza lavoro. Progettava macchine per l’imballaggio di prodotti alimentari. Due anni e mezzo fa la sua azienda ha chiuso e a lui non è rimasto che il sussidio. Grazie all’aiuto del centro per l’impiego milanese, però, Ilir non ha perso le speranze.

L’Afol gli ha offerto due corsi d’inglese e diversi colloqui individuali. Incontri in cui Ilir è stato aiutato a riscrivere il curriculum, a preparare una lettera motivazionale, a valorizzare le sue esperienze da progettista ma anche quelle da mediatore culturale. «Questo signore ha fatto per anni volontariato aiutando gli stranieri appena arrivati in Italia, e ha sviluppato così capacità che in questo momento sono richieste dal mercato. Ecco, io l’ho aiutato a capire meglio le sue potenzialità, gli ho dato qualche consiglio pratico, poi il resto ovviamente spetterà a lui», dice la dipendente pubblica.

Se a Milano le cose funzionano meglio che in Calabria (e in tante altre zone d’Italia), il merito non è soltanto dei milanesi. Giuseppe Zingale, calabrese trasferitosi al Nord e diventato direttore generale di Afol Metropolitana, spiega che la particolarità di questo centro è la sua natura ibrida: «Pur essendo una struttura pubblica, ci collochiamo in un regime concorrenziale con gli operatori privati, e la partecipazione ai bandi regionali, nazionali ed europei ci consente di reperire risorse utili ad ampliare l’offerta di servizi per i cittadini in difficoltà occupazionale». Conseguenze: a Milano ci sono più orientatori rispetto al resto d’Italia e la condizionalità si applica davvero.

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