Brexit, le prospettive per l’Italia sulle aziende che si spostano dal Regno Unito

Brexit, le prospettive per l’Italia sulle aziende che si spostano dal Regno Unito

L’intervento del Direttore Generale di Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale, sulle pagine del Sole24Ore sulla questione Brexit

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Zingale (Afol): le imprese verranno qui
C’è chi ridimensiona le paure. In parte perché pensa che la Brexit «non inciderà molto» sulle chance effettive di impiego delle risorse più qualificate in volo per il Regno Unito. In parte perché prevede un effetto boomerang su Londra, ma positivo per il resto d’Europa: aziende e banche che hanno già iniziato a spostarsi dalla City potrebbero scegliere Milano, una delle piazze che scalpita per aggiudicarsi il testimone della capitale britannica in alcuni settori. In palio c’è il dossier della Ema, l’agenzia europea del farmaco, ma non solo. Ne è convinto Giuseppe Zingale, direttore generale dell’agenzia di formazione e orientamento al lavoro Afol: «Facendo un discorso un po’ più ampio bisogna considerare che ci sono una serie di imprese disposte a venire qui in Italia dopo la Brexit. E ne potremmo beneficiare – dice Zingale – Entrando nel dettaglio, invece, penso che le aziende e gli imprenditori del Regno Unito faranno attenzione a conservare e attirare comunque i talenti migliori, anche se ci saranno problemi burocratici». Tra gli inconvenienti “burocratici” descritti da Zingale c’è chilometrico questionario di 85 pagine per ottenere la permanent residence, la residenza permanente. Uno scoglio che, secondo le testimonianze raccolte dal Financial Times, può richiedere anche due settimane. «Sì, ma si tratta comunque di burocrazia – dice Zingale – Se si parla di lavoro, penso che questa ‘chiusura’ possa comunque aumentare la competitività. Anche se poi, ovviamente, si può essere d’accordo o meno con quello che sta succedendo».

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